
L’operazione, «soggetta ad approvazioni governative e regolamentari – continua la nota – vedrà nei prossimi mesi la messa in campo di tutte le azioni propedeutiche alla finalizzazione del closing. Durante tale periodo le due società continueranno a sviluppare i rispettivi business operando in piena e assoluta autonomia, nel totale rispetto delle regole di concorrenza».
La rete e le frequenze, preziose per il 5G, in pancia a Opnet andranno a rimpolpare la dotazione di frequenze di Wind Tre forte di 20 MHz nella banda 3,6-3,8 GHz e 200 MHz in quella “millimetrica” 26,5-27,5 GHz che hanno rappresentato il corrispettivo dell’esborso da 516,7 milioni di euro a carico di Wind Tre a valle dell’asta per le frequenze 5G di ottobre 2018 che fruttò 6,55 miliardi di euro allo Stato.
Un’acquisizione che «si inserisce nella strategia di Wind Tre volta all’ottimizzazione e allo sviluppo dell’infrastruttura di rete anche come fattore abilitante della trasformazione digitale del Paese», come riportato in una nota interna della compagnia telefonica guidata da Gianluca Corti e Benoit Hanssen.
L’operazione cade comunque in un momento particolare, per il settore come per la compagnia telefonica controllata al 100% da Ck Hutchison. Sul deal con il fondo svedese Eqt relativo allo scorporo della rete Wind Tre gravano nubi che spingono a ritenere che alla fine non si riesca a rispettare la data del closing del 12 febbraio (si veda Il Sole 24 Ore del 3 gennaio) finendo in un nulla di fatto.
Quanto a Opnet, è stata fondata nel 2001 dall’imprenditore Davide Rota, ha operato nel mercato delle telecomunicazioni come Linkem fino a settembre 2022 per poi cambiare ragione sociale a valle dello scorporo societario del ramo retail e della sua recente fusione per incorporazione in Tiscali, oggi Tessellis. In esito all’operazione, perfezionatasi a luglio 2022, Opnet è l’azionista di maggioranza di Tessellis con il 59,26% delle azioni .







